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Microdosaggio: sì o no?

28-06-2018

L’uso di sostanze psichedeliche rappresenta una delle mie esperienze di vita più care ed educative. Adesso però sono più di cinque anni dall’ultima volta che ho preso un trip. Lo so che il mio rapporto con l’LSD, i tartufi o i funghetti non è finito, ma sono alla ricerca di un’esperienza diversa, magari più matura e cauta.

Si dice che da qualche anno il campo delle sostanze psichedeliche sta subendo un revival delle ricerche cliniche e un incremento della curiosità mainstream. Su questa base fertile, i sostenitori di un uso cosciente, responsabile e terapeutico dei doni di madre natura hanno trovato un palco. Partendo da questa accettazione più generalizzata, si sono create iniziative some il primo seminario sul microdosaggio.

Azarius ha offerto di acquistarmi un biglietto per Open the Doors: microdosing di Amsterdam. Questo evento è stato organizzato dalla piattaforma microdosing.nl per “aprire uno spazio di dialogo dove la comunità microdosing può scambiarsi informazioni, esperienze e per tracciare collettivamente il futuro.” Uno scambio tra psicologi, psichiatri, neuro-scienziati e ricercatori.  Essi portano avanti studi a livello universitario sui vantaggi e gli effetti terapeutici delle sostanze psichedeliche. Ho partecipato a quest’evento da “scettica curiosa”, con un grande interesse nell’argomento, ma estranea a tutto ciò che si definisce mainstream e scientifico.

Enciclopedia Azarius: Microdosaggio

Curiosità

Circa due anni fa, una collega mi parlò per la prima volta di microdosaggio. Prendeva microdosi (0.15g di funghetti) per trattare la celafea a grappolo. Al tempo mi aveva fatto piacere sentire che si stavano scoprendo le proprietà curative e terapeutiche delle sostanze psichedeliche. Trattando più seriamente queste sostanze, anche una discussione a livello politico-sociale poteva farsi strada. Magari anche mettendo in questione l'uso sproporzionato dei farmaci che il sistema sanitario fomenta.

Il mio interesse nelle sostanze psichedeliche fu stuzzicato, volevo imparare di più sui loro vari usi. Potevo non essere pronta per un trip ai limiti della galassia, ma forse uno più modesto e misurato. Non un devasto, me un uso che potesse fare parte alla mia vita quotidiana.

Scetticismo

Mentre mi informavo sul microdosaggio di psichedelici (troppo nuovo non era, si dice che Albert Hoffman avesse microdosato l’acido per quasi 20 anni), ho notato che sembra una pratica che si sta rapidamente diffondendo. Ho iniziato a notare titoli sensazionali come "Le nuove svolte di Silicon Valley" oppure “È meglio dell’Adderall”. Non mi sento particolarmente vicina all'ibrido californiano tra hippy e yuppy che usa il microdosaggio per “aumentare la propria creatività, produttività e efficienza” sul lavoro. Chiamatemi pure vecchia scuola, ma non ho iniziato a prendere le sostanze psichedeliche "per essere più competitivi, perché la produttività è il nuovo sexy...”.

Le occasioni passate a esplorare la mia mente con funghetti o trippy erano tempi in cui non consideravo l'uso di droghe parte del sistema. Non lo facevo per meglio integrarmi in questo mondo di orologi, macchine, scadenze, stress e scalate sociali. Lo facevo per tutt'altra esperienza. Per immaginare un rapporto diverso con l’universo, con altre persone e con me stessa.

sull’orlo

Quindi mi sono presentata a questa conferenza con un interesse un po' cinico: un desiderio di riconnettermi alle sostanze psichedeliche, ma non come una nuova moda. Sono entrata chiedendomi se cosa avrei incontrato a questa conferenza.

Durante la mia visita non ho percepito alcun senso di sensazionalismo, ma invece un approccio serio, entusiasta e semplice. Alcuni esperti discutevano le loro tesi sugli effetti della psilocibina sul cervello, mentre altri invitavano i visitatori interessati a condividere le loro esperienze. Lo scopo era di scambiare le conoscenze, dati e i racconti per arricchire le informazioni su questa pratica. Il riconoscimento accademico generalizzato sembra ancora un miraggio.

Abbiamo già trattato di microdosaggio in una nostra voce enciclopedica, ma ho imparato qualcosa in più su come agiscono le sostanze psichedeliche sul cervello. Josephine Marschall (Università di Leiden) ha parlato di come si comportano i neuroni durante un trip.  Gli psichedelici che agiscono sui recettori della serotonina dando luogo a una comunicazione tra parti della rete neurale che normalmente non comunicano tra di loro.

Questo spiegherebbe come e perché un trip suscita percezioni, riflessioni e immagini al di fuori dai sentieri battuti.

Un approccio scientifico al mondo delle meraviglie psichedeliche mi sembra piuttosto rigido. Comunque riconosco l'importanza di questi studi per avere una base su cui discutere con un pubblico più ampio. Infatti oltre che a scopi ricreativi, si sta guardando il microdosaggio per il trattamento di ansia e depressione.

Nuovi orizzonti

Mi rendo conto che alla fine della seconda decade del terzo millennio, il mondo psichedelico è cambiato. Molti aspetti che prima erano incompatibili con "il sistema" adesso ne fanno parte. Un fenomeno a cui bisogna riconoscere nel bene e nel male: una maggiore accessibilità porta anche ad un uso più vario, contraddittorio.

Prendendo in considerazione l'insieme di questa pratica, credo di iniziare provando con un mese di microdosaggio. Ma non perché lo ha fatto Steve Jobs. Ma più per aver letto una onesta testimonianza trovata sul blog microdosing.nl:

“Non è una pillola magica, il microdosaggio non garantisce niente, soprattutto non il divertimento assicurato da televendita, e neanche una cura veloce e facile. Le esperienze variano, così come il nostro stato mentale e le complicazioni che può dare. Ogni giorno i nostri corpi e le nostre menti sono un po’ diverse dal giorno prima.”

Autrice: Julia



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